Il dibattito incalzante sulla Riforma del Terzo Settore (D.lgs 117/2017) si è spesso concentrato quegli su aspetti che si ritiene avranno un maggior impatto sulla quotidianità delle realtà associative. Non di meno altrettante questioni appaiono, ad una più approfondita analisi, di impatto tale da non poter essere sottovalutate o, come avviene, relegate a mera appendice normativa.

Non deve pertanto stupire il richiamo a quanto disposto e disciplinato dalla Legge 3 del Gennaio 2019 ("Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici.") poiché, nonostante abbia scatenato un dibattito accesissimo sui
termini prescrizionali in materia penale, per quanto ci interessa aveva anche modificato, in maniera sostanziale, le norme sulla trasparenza e la democraticità dei partiti politici e la disciplina della contribuzione volontaria e della contribuzione indiretta in loro favore.

Mi interfaccio quotidianamente con il mondo delle palestre e con le criticità che da questo mondo derivano e sono peculiari.

Non raramente mi viene chiesto di comprendere quelle che sono le criticità relative alla gestione di una palestra e, senza sostituirci a dei tecnici, abbiamo deciso come coordinamento nazionale di porre una riflessione e condividere questa riflessione con voi. Per la parte strutturale, per la parte relativa alla gestione della sicurezza negli impianti, per la parte relativa alla staticità, agli accessi ecc vi indirizziamo verso i tecnici professionisti del settore.

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L'Agenzia delle Entrate risponde al quesito posto dal Forum Nazionale del terzo Settore: "chiede se un ente iscritto in uno dei registri previsti dall’articolo 101, comma 2, del d.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (di seguito anche Codice del Terzo settore o CTS) che, entro il termine ivi indicato, non proceda all’adeguamento del proprio statuto alle disposizioni inderogabili contenute nel medesimo d.lgs n. 117 del 2017, possa continuare – fino all’entrata in funzione del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore – ad applicare le disposizioni fiscali previgenti in materia di ONLUS, organizzazioni di volontariato (ODV) e associazioni di promozione sociale (APS)".

Scarica la risoluzione 89/E della Agenzia delle Entrate

A PROPOSITO DELLE CORBELLERIE VENUTE FUORI IN MERITO ALLA VALIDITA' DEI DIPLOMI, relativi alle DISCIPLINE rientranti nella DANZA SPORTIVA, EMESSI DAGLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA da parte di alcuni TUTTOLOGI (addirittura appartenenti a PSEUDOFEDERAZIONI NON RICONOSCIUTE DAL CONI e NON RICONOSCIUTE DA NESSUN ORGANISMO STATALE) che IGNORANDO le seppur minime Normative in materia riportano TONNELLATE di inesattezze che continuano a trapelare in questi giorni nel MONDO DELLA DANZA, ed invitando ognuno a fare il proprio MESTIERE ovvero a sciorinare disquisizioni eventualmente nelle materie in cui SI POSSIEDONO DELLE COMPETENZE (altrimenti mi vedrò costretto, assieme agli amici dott.ssa Katia Arrighi e Avv. Paolo Rendina a diventare Insegnanti di Danza) e evitando invece di propinare come VERBO delle grossolane "corbellerie" che possono ingenerare nei lettori poco preparati in materia dei veri e propri SUSSULTI facciamo presente quanto di seguito:

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Il D.A.SPO. (acronimo di “Divieto di Accedere alle alle manifestazioni Sportive ”) è una misura di prevenzione atipica adottata dal Questore nei confronti dei soggetti che pongono in essere le condotte previste principalmente dall’art. 6, L. n. 401/1989, e s.m.i. e dall’art. 1-septies, D.L. n. 28/2003, conv. con L. n. 88/2003.

Le condotte in questione, non necessariamente costituenti fattispecie di reato, sono genericamente riconducibili a episodi di violenza che avvengono “in occasione o a causa” di manifestazioni sportive. L’ambito di applicazione del DASPO è stato progressivamente ampliato, risultando esteso sia a condotte “di gruppo” (il che ha sollevato forti dubbi di costituzionalità da parte della dottrina), sia a condotte soltanto “finalizzate” alla partecipazione attiva a episodi di violenza, minaccia o intimidazione (per le quali condotte non è nemmeno prevista, ai fini del D.A.SPO., la previa denuncia) e, addirittura, a condotte generalmente prive di qualsiasi connotazione violenta (ad es., l’accensione di un fumogeno, la duplice violazione del regolamento d’uso dell’impianto sportivo, ecc.).

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