Molte sono le domande in merito a come comportarsi relativamente ai compensi da corrispondere ai propri dipendenti in questo particolare periodo storico.

“Il repentino allarme di contagio del Coronavirus in Italia, oltre alle gravi conseguenze sulla salute delle persone, avrà diverse ripercussioni sulla gestione delle imprese e dei rapporti di lavoro esistenti nelle zone interessate dai provvedimenti restrittivi emanati a seguito dell’approvazione del D.L. n.6 del 23 febbraio 2020.” Si legge nella comunicazione emanata dall’Ordine dei Consulenti del lavoro e diramata ai professionisti

Il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro ha inviato una lettera al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, e una seconda comunicazione indirizzata, oltre al Ministro del Lavoro, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, e al Ministro dell'Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri con la richiesta di mettere in condizione le aziende esistenti sui territori interessati dal contagio di potere ricorrere per i lavoratori dipendenti a strumenti di sostegno del reddito.

“Inoltre, l’interruzione delle attività imprenditoriali e dei rapporti di lavoro rende necessario - si legge nella seconda comunicazione - un ulteriore intervento del Governo per disporre la sospensione dei termini di scadenza di tutti i versamenti fiscali e contributivi, nonché di tutti gli adempimenti che quotidianamente le imprese e i Consulenti del Lavoro che le assistono sono tenuti ad espletare in ottemperanza ad obblighi di legge.”

Nessun riferimento a misure di contenimento del mancato guadagno per i collaboratori sportivi.

I link di lettura delle lettere sono i seguenti: 

Secondo i Consulenti del Lavoro, sarebbe necessario, in sede di interpretazione o di ulteriore legislazione, riconoscere gli ammortizzatori sociali anche ad aziende ubicate fuori dalla zona rossa se hanno dipendenti che vivono in quelle zone e hanno, di conseguenza, un materiale impedimento a recarsi al lavoro. Nel comunicato stampa tutte le proposte della Categoria in risposta alle criticità segnalate dagli studi di consulenza del lavoro, presenti nelle varie zone colpite dal Coronavirus. 

Il link del comunicato stampa:

Le assenze dal lavoro a causa del Coronavirus  secondo lo studio effettuato dal Dipartimento Scientifico della Fondazione Studi dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro:

5 situazioni da conoscere

  1. A CASA PER L’ORDINANZA Assenza a causa dell’ordine della pubblica autorità. È questo uno dei casi per i quali è stata richiesta l’emanazione di un provvedimento normativo che preveda la Cassa Integrazione Ordinaria per queste tipologie di eventi. Un’alternativa alla tipologia della prestazione lavorativa può essere rappresentata dalla convenzione di accordi di smart working, il lavoro agile che, ai sensi della l. n. 81/2017. Grazie al D.P.C.M. emanato il 23 febbraio 2020 e relativo alle misure da adottare per contenere il contagio nei comuni delle regioni Lombardia e Veneto, non sarà necessario il preventivo accordo scritto fra le parti.
  2. SOSPENSIONE DELL’ATTIVITÀ AZIENDALE Risulta evidente il permanere del diritto alla retribuzione pur in assenza dello svolgimento della prestazione, rendendosi doveroso anche in questo caso il riconoscimento dell’accesso a trattamenti di Cig, come preannunciato dal Ministro del Lavoro.
  3. IN QUARANTENA OBBLIGATORIA. In tal caso il CCNL applicato stabilisce le modalità di gestione dell’evento che, comunque, è assimilabile a tutti i casi di ricovero per altre patologie o interventi.
  4. IN QUARANTENA VOLONTARIA. La decisione di adottare, nelle more della decisione dell’autorità pubblica, un comportamento di quarantena “volontaria” può rappresentare un comportamento di oggettiva prudenza e disciplinato conseguentemente come per le astensioni dalla prestazione lavorativa obbligate dal provvedimento amministrativo.
  5. ASSENTI PER PAURA DI CONTAGIO Un’assenza determinata dal semplice “timore” di essere contagiati, senza che ricorra  alcuno  dei  requisiti  riconducibili  alle  fattispecie  previste,  non  consente  dunque  di  riconoscere  la giustificazione della decisione e la legittimità del rifiuto della prestazione. In tal caso si realizza l’assenza ingiustificata dal luogo di lavoro, situazione da cui possono scaturire provvedimenti disciplinari che possono portare anche al licenziamento.

Link completo di consultazione:


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