L’introduzione del Decreto Ministeriale 24 aprile 2013 (c.d. Decreto Balduzzi) ha avviato una stretta sulla certificazione per l’attività sportiva, provando a dare un nuovo assetto all’intero panorama dei certificati medici.

Il  "Decreto del Fare" (decreto legge del  21 giugno 2013, n. 69), all’ART. 42-bis. stabilisce che:

  1. Al fine di salvaguardare la salute dei cittadini promuovendo la pratica sportiva, per non gravare cittadini e Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni, è soppresso l’obbligo di certificazione per l’attività ludico-motoria e amatoriale previsto dall’articolo 7, comma 11, del decreto-legge 13 settembre 2012, n. 158, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2012, n. 189, e dal decreto del Ministro della salute 24 aprile 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 169 del 20 luglio 2013.
  2. Rimane l’obbligo di certificazione presso il medico o pediatra di base per l’attività sportiva non agonistica. Sono i medici o pediatri di base annualmente a stabilire, dopo anamnesi e visita, se i pazienti necessitano di ulteriori accertamenti come l’elettrocardiogramma. Si precisa che in base: all'art. 2, comma 1 del decreto del Ministro della Salute del 24 aprile 2013 relativo all'art. 7 della legge n.189 del 8 novembre 2012 "è definita amatoriale l'attività ludico-motoria praticata da soggetti non tesserati alle Federazioni sportive nazionali, alle Discipline associate, agli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI ... e non regolamentata da organismi sportivi.

Con Nota dell' 11 Settembre 2013, il Ministero della Salute ha chiarito che la soppressione dell'obbligo di certificazione per l'attività ludico motoria ha comportato anche la soppressione delle relative disposizioni, recate dal decreto 24 aprile 2013, contenute all'art.2, quindi eliminando la stessa definizione di “attività ludico motoria”. Rimane, invece, in vigore l'art. 3, che riguarda la definizione di attività sportiva non agonistica e la relativa certificazione ad eccezione del comma 3 del medesimo articolo, che prevedeva l'obbligo dell'effettuazione dell'elettrocardiogramma a riposo, almeno una volta nella vita e, ogni anno dopo I 60 anni.

Il decreto Lorenzin 8 agosto 2014 ha introdotto le linee guida in materia – cui rimandava lo stesso Decreto Balduzzi – cercando di chiarire alcune criticità interpretative dei testi precedenti. In particolare:

  1. il certificato ludico motorio è stato abolito, anche se viene raccomandata la visita;
  2. per quanto riguarda la tipologia di esami cui sottoporre lo sportivo, viene introdotto l’obbligo di avere effettuato un elettrocardiogramma a riposo almeno una volta nella vita (per quanti hanno compiuto i 60 anni, invece, viene imposto con cadenza annuale un elettrocardiogramma basale, imposizione estesa anche ai soggetti che presentano altri fattori di rischio cardiovascolare così come, indipendentemente dall’età, in caso di patologie croniche conclamate comportanti un aumentato rischio cardiovascolare). Il medico, anche all’occorrenza avvalendosi della consulenza di un medico dello sport o altro specialista, può decidere di avvalersi di una prova da sforzo massimale e di altri accertamenti mirati.

La NOTA ESPLICATIVA del 16 giugno 2015  emanata, dal Ministro della Salute,  una recante "Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l'attività sportiva non agonistica" cerca di delineare con maggiore chiarezza il significato di "non agonista", limitatamente alla fattispecie di cui alla lett. b) del Decreto Balduzzi  (ai sensi della quale si intendono non agonisti "coloro che svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle Federazioni sportive nazionali (FSN), alle Discipline associate (DSA), agli Enti di promozione sportiva (EPS) riconosciuti dal CONI, che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982"). Precedentemente all'emanazione della suddetta nota esplicativa, poichè l'interpretazione si focalizzava sullo svolgimento di attività organizzate dai soggetti affiliati, si propendeva per imporre la certificazione medica  ai frequentatori, a qualsiasi titolo, degli impianti sportivi. La nota esplicativa sembra invero aver ristretto l'obbligo della certificazione ai soli tesserati, identificando "coloro i quali svolgono attività organizzate dal CONI, da società sportive affiliate alle FSN, alle DSA, agli EPS riconosciuti dal CONI, che non siano considerati atleti agonisti ai sensi del decreto ministeriale 18 febbraio 1982" con "le persone tesserate in Italia".

Il Ministro della Salute, muovendo dalla constatazione della necessità di stabilire chi, fra i vari tesserati, dovesse sottoporsi alla visita per ottenere la certificazione medica di idoneità alla pratica sportiva non agonistica, sul presupposto dello svolgimento di attività sportiva, demandò al CONI il compito di distinguere i tesserati che svolgono attività sportive regolamentate, da coloro i quali svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico, dai tesserati, infine, che non svolgono alcuna attività sportiva, obbligando solo i primi ad effettuare la visita medica.

La CIRCOLARE CONI, in data 10 giugno 2016, Facendo riferimento alle note esplicative del 16 giugno 2015 e del 28 ottobre 2015 del Ministero della Salute finalizzate a “stabilire l’esistenza, o meno, dell’obbligo di certificazione sanitaria in relazione all’esercizio dell’attività sportiva non agonistica” che avevano stabilito a carico del Coni, l’elaborazione per le FSN, DSA ed EPS di “idonee indicazioni finalizzate a distinguere, nell’ambito di tali attività, le diverse tipologie di tesseramento”.

I vari tipi di tesseramento sono:

  1. tesserati che svolgono attività sportive regolamentate;
  2. tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico;
  3. tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva.

Il Coni si è adeguato al disposto ministeriale con la circolare riportata, imponendo ai soggetti previsti di uniformare il proprio regime normativo in materia di certificazione sanitaria riferita all’attività sportiva specifica.

Così, per la categoria a) ovvero i tesserati che svolgono attività sportive regolamentate, sussiste l’obbligo del certificato di idoneità non agonistico, così come individuato dall’art. 42 bis della L.98/2013, e dalle Linee Guida del Ministero della Salute del 8 agosto 2014 (Rientrano nella categoria “tutte le persone fisiche tesserate in Italia, non agoniste, che svolgono attività organizzate dal Coni, da società o associazioni sportive affiliate alle FSN, DSA, EPS).

Invece, per la categoria b) ovvero i tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico, non sono tenuti all’obbligo di certificazione sanitaria (tiro a segno, tiro a volo, tiro con l’arco, tiro dinamico sportivo, discipline del biliardo sportivo, bocce eccetto volo di tiro veloce, bowling, bridge, dama, discipline dei giochi e sport tradizionali regolamentate dalla Figest, golf, discipline della pesca sportiva di superficie eccezione long custing e big game, discipline degli scacchi, disciplina del curling e dello stock sport). “Ma si raccomanda, in ogni caso, un controllo medico prima dell’avvio dell’attività sportiva”.

Infine, non sono sottoposti all’obbligo di alcuna certificazione sanitaria le persone fisiche appartenenti alla categoria c) ovvero i tesserati che siano stati dichiarate “non praticanti” dalle FSN, DSA, EPS, “anche per il tramite della società o associazione sportiva di affiliazione”.

La circolare del CONI ha quindi cercato di chiarire alcuni aspetti relativi alla certificazione medica per attività sportiva non agonistica, in attuazione di quanto disposto dal Ministero Salute con nota esplicativa del 16  giugno 2015 e successiva nota integrativa del 28 ottobre 2015. In linea con queste indicazioni, il CONI, con il parere favorevole e definitivo del Ministero della Salute, ha chiarito che l’obbligo di certificazione medica per la pratica di attività sportiva non agonistica è posto solo a carico dei soggetti “tesserati che svolgono attività sportive regolamentate”; ovvero a carico dei tesserati, che praticano attività sportiva non agonistica organizzata dal CONI, da società o associazioni affiliate a FSN,DSA,EPS, purchè non si tratti di attività caratterizzate dall’assenza o dal ridotto impegno cardiovascolare.

Attenzione, poiché siamo in presenza di una disposizione che comporta un’elencazione non esaustiva ma esemplificativa di attività sportive non sottoposte a  obblighi di certificazione sanitaria e ciò si presenta foriera di dubbi e perplessità anche alla luce del fatto che il CONI, nella stessa circolare, ha raccomandato ai tesserati esonerati dall’obbligo della certificazione per attività sportiva non agonistica, in quanto praticanti discipline caratterizzate dal ridotto impegno cardiovascolare, l’opportunità di un controllo medico prima dell’inizio dell’attività sportiva. Questo è un elemento che non deve essere trascurato – oltre che dai diretti interessati anche – dai gestori di impianti sportivi. Il mancato recepimento di un simile consiglio, “codificato” in una prescrizione normativa potrebbe essere fonte di responsabilità nella malaugurata ipotesi di un evento lesivo. È quindi raccomandabile un’attenta valutazione delle discipline non espressamente considerate “a ridotto impegno cardiovascolare”; la richiesta della certificazione, soprattutto nei casi dubbi, è fortemente auspicabile non solo per la tutela della salute dei praticanti ma anche come strumento di esonero da responsabilità per i dirigenti.

N.B. Anche se per un NON TESSERATO (a cui segue l'assenza di una copertura assicurativa) sembrerebbe escluso l'obbligo ex lege della certificazione medica, tale documento potrebbe rivelarsi utile sia per la tutela della salute degli utenti sia per l'esclusione della responsabilità del Presidente in caso di infortuni.

Infine il decreto del Ministro della salute Beatrice Lorenzin e del Ministro per lo sport Luca Lotti datato 28/02/2018 abolisce l'obbligo di certificazione medica, per l'esercizio dell'attività sportiva in età prescolare, per i bambini di età compresa tra 0 e 6 anni, ad eccezione dei casi specifici indicati dal pediatra. «Non sono sottoposti ad obbligo di certificazione medica, per l’esercizio dell’attività sportiva in età prescolare, i bambini di età compresa tra 0 e 6 anni, ad eccezione dei casi specifici indicati dal pediatra».

Dunque, niente più certificati da zero a sei anni, tranne che per i “casi specifici indicati dal pediatra”. Ma quali sono questi “casi specifici”? Nel decreto non c’è un’indicazione chiara. È tutto rimandato alla valutazione del singolo specialista. Inoltre che cosa si intende per “rischio” e quale sia la definizione di “attività sportiva” per un bambino così piccolo. Circa l’opportunità di tale ABOLIZIONE occorrerà verificare cosa avverrà qualora dovesse verificarsi il decesso di un bambino in età prescolare nel corso di attività fisica organizzata da ASD/SSD in ambito CONI/EPS/FSN/DSA.

Ma UNA VITA VALE PIU' DI 35 EURO DEL COSTO DELL'ELETTROCARDIOGRAMMA E DEL CERTIFICATO.

FAQ:


1) LE AUTOCERTIFICAZIONI HANNO VALORE?   Assolutamente NO. Si può AUTOCERTIFICARE UNO STATO PERSONALE e NON UNO STATO DI SALUTE.

2) Le LIBERATORIE hanno valore in campo di certificazione medica? Assolutamente NO Ad esempio hanno validità i documenti creati dagli organizzatori di manifestazioni sportive o da PRESIDENTI di ASD con lo scopo di declinare qualsiasi responsabilità nel caso in cui soci, partecipanti o terzi dovessero subire dei danni nel corso dello svolgersi dalla manifestazione o della pratica dell’attività sportiva  (es. infortuni)?    In realtà non esiste una legge che vieti la creazione di tali documenti; Ma:

ART. 5 codice civile : “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica”;

ART. 1229 codice civile: “E’ nullo qualsiasi patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o per colpa grave”.

Quindi non è possibile tutelarsi a priori con una semplice dichiarazione firmata dai partecipanti (o dai SOCI o dai TESSERATI) per eventuali atti dolosi o danni che dovessero verificarsi durante lo svolgimento della manifestazione stessa, oppure durante la pratica di attività sportiva proprio perché nemmeno la stessa persona fisica può disporre di “beni indisponibili” come il proprio corpo e la sua relativa incolumità.

DOTT. FRANCESCO DE NARDO

PRESIDENTE PROVINCIALE C.S.E.N.

MEMBRO DIREZIONE NAZIONALE C.S.E.N.


Intervista al Presidente CSEN Francesco Proietti

Francesco Proietti

D: Presidente Proietti, in merito all'incontro tenutosi il 31 gennaio scorso nell'Aula Magna dell’Acqua Acetosa nel corso del quale i Sottosegretari Giancarlo Giorgetti, Simone Valente hanno presentato la nuova riforma del sistema sportivo italiano, alla quale Lei è stato presente in qualità di Presidente del CSEN. Ci può brevemente raccontare cosa è stato detto al fine di farci comprendere la reale portata di tale riforma?

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