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FiscoCsen Risponde

Buonasera, siamo una associazione operante in Abruzzo, che ha in gestione un impianto sportivo, per la cui riqualificazione ha ottenuto un mutuo ipotecario dall'istituto di credito sportivo. L'istituto di credito ha determinato l'erogazione del mutuo (9 anni) sulla base di una ipoteca di 1° grado su immobile riconducibile all'attuale presidente + le fideiussioni personali di questi e del vice presidente. Visto quanto precede, un consigliere del c.d. ha proposto, fino a completa estinzione del debito, di: ... OMISSIS... vincolare, le future candidature alla presidenza dell'Associazione, a quei soci che siano in grado di rilasciare una fideiussione personale, pari al valore del debito alla data di presentazione della candidatura stessa ed una garanzia ipotecaria (anche in forma cumulativa con altri soci) pari al doppio del predetto valore. L'assunzione della carica presidenziale sarà decorrente con quella del consolidamento della nuova garanzia ipotecaria sul nuovo immobile ... OMISSIS... ed il C.D. ha deliberato di: .... OMISSIS... accettare, previa verifica di liceità da acquisire formalmente da consulenza legale (anche FISCOCSEN) ed opportuna pubblicità agli associati/tesserati, la proposta del Consigliere XXXXXXX, vincolando le future candidature alla presidenza dell'Associazione, a quei soci che siano in grado di rilasciare una fideiussione personale, pari al valore del debito alla data di presentazione della candidatura stessa ed una garanzia ipotecaria (anche in forma cumulativa con altri soci) pari al doppio del predetto valore. L'assunzione della carica presidenziale sarà decorrente con quella del consolidamento della nuova garanzia ipotecaria sul nuovo immobile. Tal vincolo sarà proposto già in occasione del prossimo rinnovo della carica presidenziale ed avrà validità fino alla completa estinzione del debito contratto con l'Istituto di Credito Sportivo. Quesito: è lecito agire in tal senso?? Ovvero... Non limitare la funzione elettorale attiva degli associati/tesserati, ma porre dei vincoli a quella elettorale passiva?? (ciò fino alla completa estinzione del debito) è necessaria una modifica allo statuto?? Oppure è sufficiente la delibera del c.d. visto che nello statuto è previsto espressamente che l'associato debba accettare lo statuto e le delibere degli organi dell'associazione? Ringraziando per l'attenzione, si porgono distinti saluti. (Affiliato CSEN - Chieti)


domande agli esperti

Innanzi tutto, nel dubbio che il quesito non abbia affrontato tale aspetto dandolo, invece, per sottinteso, occorre sgombrare il campo dall’ipotesi della fruibilità di qualsivoglia beneficio fiscale nel caso in cui la condotta ipotizzata dall’associazione venisse integrata.
La risposta è agevole, poiché l’uniformità di disciplina del rapporto associativo, che il legislatore pone a base delle richiamate agevolazioni fiscali, prima tra tutte la decommercializzazione di parte consistente dell’attività istituzionale del sodalizio sportivo, entrerebbe in crisi in caso di inserimento di una siffatta disparità di trattamento. Pertanto, dal punto di vista della fiscalità, la soluzione prospettata non sembra vincente.
Il punto fondamentale sollevato dal quesito si ritiene, però, essere un altro, e cioè quello relativo alla liceità della condotta, esclusa la quale la successiva questione sollevata, e relativa alla procedura da adottare, perderebbe di significato.
L’origine contrattuale dell’associazione ci impone di sottoporre quest’ultima al vaglio delle ipotesi di nullità previste dall’art. 1418 cod. civ., che, nell’elencare le cause di nullità del contratto, al primo comma così recita: “Il contratto è nullo quando è contrario a norme imperative, salvo che la legge disponga diversamente”. Si ritiene che la condotta ipotizzata nel quesito, e cioè limitare il diritto di elettorato passivo dei soci di una associazione alla presenza di un requisito fondato sulla capacità contributiva degli stessi, comprima il fascio di diritti (nello specifico, quello alla libera accessibilità alle cariche sociali) che si accompagna allo status di socio e, quindi, indirettamente, il diritto stesso di libera associazione costituzionalmente garantito (cfr. art.18, co. 1, Cost.).
Pertanto si ritiene che la condotta ipotizzata sia illecita e, dunque, assolutamente sconsigliabile.
Quand’anche la soluzione prospettata fosse lecita, si dovrebbe, poi, riflettere sul fatto che in ogni caso, ai sensi dell’art. 38 cod. civ., il Presidente che, spendendo il nome dell’associazione, ha sottoscritto il mutuo è sempre solidalmente esposto nei confronti del creditore, cosicché la garanzia, eventualmente prestata dal Presidente subentrante nei confronti del debito dell’associazione, non lo libererebbe. Certamente la garanzia del nuovo Presidente consentirebbe al creditore dell’associazione di rivalersi su di lui, e, quindi, potrebbe evitare azioni nei confronti del Presidente che, all’epoca, agendo in nome e per conto dell’associazione, ha contratto il mutuo.



Luca Pace
Dottore Commercialista e Revisore Contabile, Pescara
Pubblicista