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Il grillo parlante


a cura dell'Avvocato Guido Martinelli

Il grillo parlante

Credo che l’incipit non possa che andare ai sentiti ringraziamenti agli amici di FiscoCsen per aver accettato il rischio di ospitare sul loro portale queste considerazioni sparse da grillo parlante nonché i complimenti per l’impegno e i contenuti che vi riversano per implementarlo.

Rinvio, pertanto, alla lettura dei loro contributi per capire come funzionano o funzioneranno le varie novità che ci ha portato questa transazione dal vecchio al nuovo anno nella gestione giuridico – amministrativa delle nostre associazioni. Consentitemi, pertanto, da fare un po’ di divagazioni.

Vi devo dire che di carne al fuoco ne vedo parecchia. Non riesco, onestamente, ad entusiasmarmi, per l’aumento del volume d’affari della 398/91 a quattrocentomila euro. Una manovra di brevissimo respiro, che serve solo ad un limitato numero di società che fanno discipline di squadra e che devono trovare degli sponsor. E, forse, questo è proprio il modo che si doveva evitare per invitare le aziende ad investire nello sport. E chi mi vuole capire mi ha capito. Senza considerare che hanno dovuto cercare anche la copertura economica per l’incremento di questa agevolazione. Copertura che si sarebbe potuta utilizzare per interventi ben più interessanti.

Sarebbe stato molto più utile, ad esempio, in maniera anche più generalizzata, intervenire sulla responsabilità degli amministratori delle nostre associazioni. Se il “capitale sociale” o più prosaicamente il “patrimonio” per le associazioni deve servire a garantire i terzi che contraggono con l’ente, mi chiedo perché questo è richiesto in maniera così cospicua (si parla mediamente di euro 25.000) al fine di ottenere il riconoscimento della personalità giuridica come associazione, con conseguente limitazione di responsabilità, nei confronti di soggetti che non fanno o non dovrebbero fare attività di impresa, e poi troviamo le società a responsabilità limitata semplificata che hanno un patrimonio tendente a zero. Per il terzo contraente non sono queste ben più pericolose d una piccola associazione di pallavolo… non si poteva collegare l’iscrizione al registro Coni con il riconoscimento della personalità giuridica per chi ne fosse sprovvisto? Magari creando a tal fine un apposito fondo di garanzia. Ho la presunzione di credere che il mondo dello sport avrebbe gradito di più una novità di questo genere.

Diversi sono le proposte legislative pendenti in Parlamento in materia di sport. Tutte più o meno interessanti ma nessuna (tolto forse quella della On. Sbrollini che presenta una interessante figura di nuova società sportiva, in parte lucrativa) che disegni quelle che potrebbero essere le linee di sviluppo dello sport del domani. Diciamo che sono tutte sul corto raggio. La prevista imminente fine della legislatura ne decreterà l’archiviazione. Quindi, non credo valga la pena parlarne.

Di maggiore interesse, invece, appare la risoluzione approvata, su iniziativa della Senatrice Idem, lo scorso sei dicembre, dalla settima commissione permanente del Senato della Repubblica sullo stato dello sport. Consiste in una analisi molto seria, frutto di una lunga serie di audizioni delle varie componenti dello sport italiano, dello stato dell’arte con una serie di proposte di indubbio interesse che, ovviamente, seguiremo con attenzione se e ove saranno fatte proprie dal neonominato Ministro dello Sport.

Questo documento costituisce una analisi dettagliata delle virtù e dei mali dello sport italiano e credo possa costituire una ottima base di partenza per un approfondito studio che possa portare ad una nuova legge quadro dello sport italiano.

In quest’ambito credo utile riportare uno stralcio di un documento, prodotto dalla conferenza Stato / Regioni, che elenca, in un modo assolutamente esaustivo e condivisibile, quali siano le maggiori criticità a carico di associazioni e società sportive dilettantistiche:

“a) mancanza sempre più marcata di risorse finanziarie, a fronte di costi di esercizio più elevati, anche a causa di canoni più alti per l’utilizzo delle strutture sportive;

b) spese in aumento per l’attività (materiale, abbigliamento, trasferte, tecnici, eccetera)

c) riduzione dei finanziamenti erogati dalle aziende, sotto forma di sponsorizzazioni, alle società sportive più piccole;

d) difficoltà nell’adeguare gli impianti sportivi esistenti alle nuove normative (accessibilità alle persone con disabilità, sicurezza, presenza di defibrillatori)

e) riduzione del sostegno da parte degli Enti locali che, analogamente alle imprese, hanno drasticamente ridimensionato il sostegno al settore, anche in ragione dei pesanti vincoli di spesa imposti dal “Patto di stabilità”, e caricato alle società quasi tutti i costi delle utenze, recando ulteriori difficoltà alle stesse;

f) difficoltà di reclutamento di volontari nei ruoli dirigenziali, tecnici e accessori. Molti presidenti di società sportive rinunciano a proseguire l’attività per il rischio di essere chiamati a rispondere personalmente di inadempienze, anche minime; l’evidente effetto negativo è la diminuzione del ricambio generazionale della classe dirigente sportiva;

g) difficoltà derivanti da crescenti adempimenti amministrativi, che comportano un carico di lavoro impegnativo, con normative che, anziché semplificare i procedimenti, tendono ad aggiungere nuovi obblighi, aggravati inoltre da frequenti dubbi interpretativi;

h) altri adempimenti per il cui mancato rispetto sono previste conseguenze di natura penale e fiscale a carico di dirigenti, amministratori e legali rappresentanti, spesso correlate a normative in continua evoluzione, con rilievi sempre più ricorrenti da parte dell’Agenzia delle Entrate (ciò richiede la presenza di un professionista praticamente a tempo pieno, con l’incombere di controlli fiscali sulle spese gestionali, sulle procedure, sulle spese pubblicitarie, sulla gestione del personale, in un contesto in cui l’attività di volontariato è preponderante e fondamentale);

i) negli ultimi anni in alcune Regioni i fondi un tempo devoluti alle scuole per l’attività sportiva e motoria sono diminuiti, rendendo più significativo il ruolo svolto dalle società sportive nell’avviamento allo sport.

Alcune soluzioni proposte dalle Regioni medesime

1) per le P.A. gli aspetti gestionali, sempre critici, potrebbero giovarsi di una semplificazione delle norme al riguardo che prevedano anche minori responsabilità in capo ai presidenti;

2) costituzione di “Consorzi” di Comuni limitrofi, con l’obiettivo di diversificare l’offerta sportiva e rendere più sostenibile economicamente la gestione degli impianti, potendo contare su bacini di utenza più ampi.

3) Convenzioni con l’Istituto per il Credito Sportivo (es. Liguria) che prevedano per le ASD la possibilità di ricorrere al Fondo di Garanzia dell’ICS e di fruire pertanto di una garanzia sui mutui eventualmente contratti per finanziare investimenti nel settore dell’impiantistica sportiva.”

Scusate questa lunga citazione ma credo che in queste righe siano concentrati i problemi dello sport italiano. Mi sono stancato di sentire sempre parlare di vecchie e nuove agevolazioni fiscali. Il problema non è fiscale. Non ho mai ricavato i dati ma ho la granitica certezza che il costo “fiscale” per lo sport dilettantistico sia irrisorio. Quello che crea problemi è “l’indotto”.

Ad esempio mi stupisce la scarsa attenzione che vedo da parte del mondo dello sport per le vicende legate alla redazione dei decreti delegati del terzo settore. Probabilmente anche questi stanno correndo il rischio di finire su un binario morto, legato al possibile scioglimento anticipato delle Camere, ma la domanda a cui non viene data ancora risposta è dove, in questa nuova visione legislativa del terzo settore sarà collocato lo sport.

Il 29 dicembre è apparso, infine, sul sito del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti un comunicato, dal titolo “Più chiarezza sullo sport dilettantistico” con il quale si dava notizia della trasmissione di un documento al Governo contenente le proposte di modifica predisposte dalla commissione “no profit” del consiglio stesso, in materia di legislazione fiscale sullo sport, all’esecutivo.

L’attenzione si concentra in tre punti particolari:

1.           Maggiore garanzia nella deducibilità delle sponsorizzazioni in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche;

2.           Più chiarezza sull’ambito di applicazione delle agevolazioni nel mondo del lavoro nello sport dilettantistico

3.           Definizione puntuale dei confini delle agevolazioni tributarie fruibili dagli enti che operano in questo contesto.

Il primo intervento punta a far assumere alla qualificazione come spesa pubblicitaria, giusto quanto previsto dal comma 8 dell’art. 90 della legge 289/02, delle sponsorizzazioni fino ad un ammontare annuo non superiore ai 200.000 euro complessivi, caratteristiche di presunzione assoluta. Questa appare essere la parte maggiormente condivisibile dell’iniziativa in esame. La certezza della classificazione del costo, per gli sponsor, quale spesa pubblicitaria, sia pure nel limite indicato, appare essere sia interpretazione coerente con la filosofia del legislatore, sia obiettivo imprescindibile per salvare da fantasiose interpretazioni della Agenzia delle entrate e delle commissioni tributarie una fonte indispensabile di finanziamento per lo sport italiano.

Appare, invece, scarsamente condivisibile, alla luce anche della recente giurisprudenza e prassi amministrativa in materia, la proposta in materia di lavoro sportivo dilettantistico. Innanzi tutto l’allargamento delle prestazioni amministrativo – gestionali anche ai manutentori e custodi degli impianti (se si farà un referendum sui voucher cosa si dovrebbe dire di questi lavoratori?), il riferimento che per costoro non è prevista contribuzione fino alla soglia esente dei 7.500 euro (sopra cosa succede?) il prevedere in una legge un limite (quello dei 4.500 euro) che non esiste in nessuna altra legge ma è solo un dato di prassi amministrativa. Sembra addirittura andare anche in controtendenza con gli orientamenti riportati dalla già citata circolare dell’ispettorato nazionale del lavoro.

Anche l’ultimo  tema affrontato non appare immune da perplessità. Vincolare il diritto ad ottenere le agevolazioni fiscali di cui all’art. 148 Tuir alla presenza di un istruttore qualificato (e quindi gli altri potrebbero non esserlo?) e in aderenza ad un c.d. “programma sportivo annuale” da presentare alla Federazione di appartenenza (anche in questo caso senza indicare chi possa / debba controllare la coerenza del programma ed il suo effettivo svolgimento) cosa risolverebbe rispetto ai casi di elusione oggi presenti in materia?

La chiosa conclusiva è dedicata a tutti coloro i quali si occupano di sport. Siamo certi che questo modello di sviluppo, che non vede una definizione codificata di sport, che continua a parlare di assenza di scopo di lucro, che vede operatori che lavorano nello sport privi di ogni forma di tutela, sia la situazione ottimale per un nuovo risorgimento dello sport italiano? Chi avrà la pazienza e il coraggio di seguirmi in questa rubrica capirà come la penso.